PROVA DELLA DUCATI SCRAMBLER A BARCELLONA

PROVA DELLA DUCATI SCRAMBLER A BARCELLONA

Veniamo alle moto. Siamo partiti da Paseo San Juan nel centro di Barcellona, alle dieci di mattina di un rovente Lunedi. Per uscire dalla città abbiamo lottato contro un traffico feroce e un motore fornace che è arrivato molto vicino alla temperatura di liquidificazione degli zebedei. Consigliamo vivamente, anche se pratica di buon senso non usare mai pantaloni corti.

Nella pagina Ducati entrambe le moto vengono descritte come mezzi ottimi a districarsi nel traffico cittadino. Forse nel traffico di un paesello di montagna, non in una città caotica come Barcellona.

Una frase obbligata la loro, per non rovinare l’immagine dei due nuovi modelli. La Scrambler ad ogni modo con una impostazione quasi da Custom e una angolazione di sterzo più permissiva ha vita piu facile. La Monster sebbene sia stata modificata la posizione delle pedaline dandole una impostazione meno sportiva, riscontra più difficoltà, la limitata angolazione di sterzo rende un po' più complicate le manovre nel parcheggio ma anche infilarsi tra le file di macchine. Soprattutto qui a Barcellona dove l’ampiezza delle corsie è stata ridotta all’osso. Bisogna calcolare bene le distanze ed ogni imprevisto può essere un problema, in dispendio di energie.

Una volta usciti dalla città la musica cambia. Perché ripeto poche sono le moto adatte al traffico, lo scooter è stato inventato per questo principio e assolve benissimo i suoi doveri.

Da Paseo San Juan siamo saliti fino a uscire da Barcellona e proseguire per Vallvidrera. Qualche chilometro nelle montagne che sovrastano la città. Dove svetta la cattedrale del TIbidabo per chi la conosce. E qui gli zebedei hanno preso a respirare e le moto si sono avvicinate alla loro natura.

Partiamo dalla Scrambler. Sempre dalla Ducati viene descritta come una moto che serve ad il pubblico ad una moto seria. Una moto da grandi. Semplice ed intuitiva, non spaventa il principiante e lo accompagna nella sua crescita. E qui sono perfettamente d’accordo con loro. La moto è di una semplicità imbarazzante. La posizione della seduta ribassata, il manubrio alto, una ciclistica molto equilibrata, la rendono agilissima. Si entra in curva con il minimo sforzo. Il solo girare degli occhi è sufficiente. Un anteriore solido, un pneumatico posteriore da 190 che non sembra limitarne l’agilità.

Per quanto riguarda il motore, 800 di cilindrata, raffreddato ad aria, con 75 cavalli di potenza, una bella pancia sempre pronta a spingere. Non esistono controlli elettronici, il gommone posteriore è capace di assorbire tutta la cavalleria, che ad ogni modo non è da Motogp, ma è più che sufficiente per gli obbiettivi della Scrambler.

L’apparato frenante è ottimo, un solo disco anteriore, ma capace de frenarla in spazi dignitosi.

La guida come diceva, facile, istintiva, adatta a tutti con una posizione di guida rilassata.

Essendo una naked ovviamente oltrepassata la soglia dei 120, si riscontra il fisiologico problema dell’impatto con l’aria. Se si da gas ci si deve aggrappare al manubrio e tutte quelle belle parole sulla rilassatezza e sulla comodità della moto se ne vanno a far friggere. Ma questo è il concetto delle naked.

Per quanto riguarda le rifiniture... la moto è spartana, ma ogni componente appare di valore, non ci sono plasticacce.

 

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