il casco a Barcellona

il casco a Barcellona

Prima di farsi delle domande o anzi prima di cercare delle risposte, è opportuno un approfondimento storico, che posso aiutare a delineare fin dagli albori il concetto del casco

il casco è una evoluzione dell'elemetto.

l'etimologia, mi lancio in un volo al buio, ammettendo la mia ignoranza, ce lo dice. In inglese infatti si dice helmet. 

In terra anglosassone quindi un soldato e un pilota indossano lo stesso oggetto, almeno in puri termini linguistici. 

La differenza tra elmetto e casco consiste essenzialmente in un particolare. L'elmetto protegge il capo da un corpo in movimento. 

il casco lo potregge da un corpo immobile. in questo caso il sistema casco/cranio in movimento. 

Differenza macroscopica in termini di fisica e di conseguenza pure ingegneristica.

Apriamo il libro di storia del casco e osserviamone i primi vagiti. Era il 1922 in occasione della 3ª Coppa d’Inverno svoltasi sul circuito di Montichiari e organizzata dall’associazione studentesca torinese “La Goliarda”, venne imposto per la prima volta in Italia l’obbligo di uso del casco ai motociclisti durante le prove e la gara.

A partire da questo momento i caschi si evolvono rapidamente, soprattutto ad uso motociclistico

Quindi l'evoluzione non si fermò e fu a tutto campo, dal motociclismo, all'aviazione, che portarono alla luce i famosi caschi Jet. Che successivamente furono introdotti anche nelle gare di moto. Solo Giacomo Agostini si rifiutò di utlizzarli rischiando il suo cranio per svariati anni fino alla fine della carriera.

agostini

Da questo momento in poi la crescito fu vertiginosa, nacquero gli integrali che continuarono il loro sviluppo nella ricerca di materiali sempre più leggeri e resistenti

Ecco i diversi tipi di caschi 

Cromwell: anche detto “a scodella”, rappresenta la tipologia di casco in uso fino agli anni sessanta

Jet o Aperto: rispetto al casco integrale sono sprovvisti della parte più anteriore della mentoniera, quindi hanno una struttura che si allunga e protegge le guance.
In caso di urto non offre grande protezione alla mandibola, alla mascella e al naso che sono coperti solo dalla visiera.

integrale: protegge tutta la testa compresa la nuca e presenta una spessa visiera mobile. È la tipologia che offre il più alto grado di protezione ed è generalmente usato dai piloti di auto e moto nelle competizioni (come ad esempio il motomondiale) e da chi compie medi-lunghi viaggi con il motoveicolo e/o nel periodo invernale. 

Modulare: i caschi modulari sono caschi integrali con la mentoniera che può essere asportata o ribaltata, per ottenere maggiore comodità e ampliare il campo visivo

Elettronico: Il Casco Protettivo Elettronico (CPE) è una misura di Intelligent transportation system che mira ad innalzare gli standard di sicurezza del trasporto sulle due ruote. Il Casco Protettivo Elettronico è un sistema tecnologico di abbinamento tra il veicolo e il casco. 

Abbiamo finito la carrellata e quindi delineato la parabola del casco nel mondo delle moto. 

Ma è importante anche dire che nel 2003 durante la Parigi Nizza un ciclista kazako in seguito a una caduta morì dopo aver battuto il capo. Da quel giorno il casco divenne obbligatorio nel ciclismo profesionistico su strada

Tutto questo fa aprire un quesito. La spinta della tragedia fa espendare l'uso del casco inmaniera corretta o no? 

100 anni fa non era usato nelle attività piu pericolose. Oggi non si esce senza casco. è terrorismo? Siamo pecoroni trascinati dal panico inneggiato dai media? o siamo semplicemente usciti dall'ignoranza? stamo prendendo coscenza che la crapa è importante? 

Diciamo la verita, nel paleolitco quando io scorazzavo in bicicletta nel mio paese, dall'età dei 3 anni, non si usavano caschetti, non se ne vedeva il bisogno, quindi i dinosuari si estinsero e il caschetto cominciò ad apparire prima sui bambini quindi sugli adulti. Da me additati come portaragna e diciamola pure sfigati senza ritegno. 

Ma non mi ascoltarono e il caschetto in bici dilagò travolgendo il mio dito dinegratore. Ancora oggi in bici il casco non riesco a mettermetlo a meno che non mi metta a fare downhill, ma qualcosa è cambiato il mio dito denigratore non si alza piu, non sfiora piu il caschetto altrui come si sfiorerebbe un oggeto caduto da marte, ci convivo in silenzio. 

Quindi la domanda che tutto il popolo aspetta. Dove finisce il mondo delle sicurezza? Si potrebbe dire quando il nostro corpo non è trascinato a velocità per le quali non ha le difese naturali per proteggersi?

Ma che velocità mai si raggiungono alla Barceloneta con una simil Graziella? Non sono forse del tutto paragonabili a quelle di un normale trottorellare? 

Quindi perchè i corridori dei cento metri che sfioreranno i 40 km orari non hanno ancora il casco?

E quando ci metteremo il cascco per andare in doccia?

Solo quando si trovera il metodo di larvarci il cranio con il casco ben allacciato come dice Nico Cereghini? 

Non vi preoccupate comunque, qui a Barcellona il casco fa parte della cultura, quando affitterete una bici ve lo piazzeranno in mano, e quando pedalerete per il Gotico o per li Borne con il casco addosso nessuno vi indicherà con il dito denigratore. 

 

 

 

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