BICING Barcelona. La storia del primo noleggio di biciclette al mondo.

BICING Barcelona. La storia del primo noleggio di biciclette al mondo.

Le risposte possono essere molteplici. L’illuminazione è una illuminazione, non conosce limiti geografici, non guarda alle necessità territoriali. Avviene dove avviene in maniera democratica.
Ad ogni modo non è importante, di fatto la ragione di queste righe è la celebrazione del primo bike sharing in Europa. Fondato nel primo lustro del secondo millennio. Quando tutti ancora pensavano alla bicicletta di proprietà, ragionavano in termini capitalistici, Barcellona inseguiva un sogno Socialista Ayurvedico. La condivisione.


Ed anche una sana pulita alle strade della città. Così si vociferava. Secondo l’amministrazione dell’epoca i ciclisti erano troppi e troppo indisciplinati. Il Bicing, il nuovo sistema di noleggio di biciclette, avrebbe risolto il parcheggio selvaggio. Barcellona non sarebbe stata più coperta da una crosta di biciclette ancorate ai pali e alle panchine. Il noleggio delle bici era una soluzione totale, salvava capre e cavoli, e anche qualcosa in più. Una medaglia con un solo lato. Risolveva il problema di obesità e colesterolo, avrebbero messo fine al traffico di biciclette rubate e avrebbe evitato quelle scene tanto comuni quanto antiestetiche di persone in giacca e cravatta che salivano in ufficio con il sellino e la ruota anteriore in mano.
Un toccasana insomma, guardandolo da ogni punto di vista. Per questo il tutto partì in pompa magna con l’importante collaborazione del comune. Nacquero i primi parcheggi, al principio nel centro storico, per poi spargersi a macchia d’olio per tutta la città. I costi erano più che abbordabili, si parlava di 25 euro di abbonamento annuo.
Vi erano regole, ovviamente, compartire non significa arraffare. Mezz’ora di utilizzo massimo e la residenza a Barcellona. Turisti, passanti o extracomunitari non potevano e ancora oggi non possono entrare nella comunità del Bike sharing.
Sulla esclusione dei turisti mi espongo a un giudizio: è stata una decisione corretta. Gestire il noleggio sarebbe una pazzia. Già lo è stato con i soli residenti. Gli intoppi, come per tutto quello che inizia, furono numerosi.
Mi limito a quelli della esperienza del ciclista.
Il funzionamento è semplice, lo conoscerete, il ciclista va ad una stazione, sguaina la tessera, la struscia su un lettore e gli viene assegnata una bicicletta. Quindi va dove deve andare e parcheggia nella stazione più vicina.
Purtroppo dal punto A al punto B di nodi critici ce ne sono molti.
Dal malfunzionamento della bici fino al problema squisitamente gestionale: la mancanza di uno spazio libero dove mettere la bici. I parcheggi hanno degli spazi limitati, quindi chi prima arriva…
A Barcellona il problema al principio consisteva nel capire i flussi e gestirli. Nel periodo estivo per esempio vi è uno sciame apocalittico verso le spiagge. Il ciclista inforca la bici da sotto casa sua e si dirige a Bogatell o alla Barceloneta. Non pensando che come lui ci sono altri milioni di Barcellonesi che stanno facendo lo stesso. Quindi si trova davanti al parcheggio della spiaggia a bocca spalancata e un dubbio nella crapa: E mò che cazzo faccio? Aspetto che si liberi uno? Vado alla ricerca di un altro parcheggio? E dove sta l’altro parcheggio? E se fosse pieno pure quello? E se in tutto questo sconfino la mia mezzora? Mi multano? Perché dovrebbero multarmi io sono innocente!
Catene molle, pedali monchi, sedili flosci, cerchioni storti, freni o marce inutilizzabili. Questi i problemi hardware.
Quindi quelli più strettamente informatici, legati alla gestione della bicicletta. Quando si abbandona la bici, bisogna far entrare due sfere che spuntano dal manubrio nella barra del parcheggio ed aspettare che una luce verde notifichi l’ancoraggio.
Alle volte quella luce verde lampeggiava senza motivo, lasciando la bicicletta libera e alla merce di chiunque: malintenzionati, stupratori e agenti di borsa.
La bici poteva quindi essere estratta ed essere utilizzata da chiunque, anche da coloro fuori dal circuito ayurvedico del Bicing.
La vera magagna, dal punto di vista del ciclista, consisteva nel fatto che quella stessa bici rimaneva di sua responsabilità, quindi nei casi sfortunati ecco multe calargli sul coppino, per un uso superiore alla mezz’ora e se non era la sua giornata eccogli addebitati centinaia e centinaia di euro per furto o chissà quale altra simpaticata.
Questi erano gli albori. Il bike sharing ha avuto i suoi problemi infantili, quindi quelli adolescenziali, adesso a distanza di un decennio, la situazione sembra migliorata. Dico sembra perché, non lo uso più. Ho optato per una bicicletta di proprietà, di cui smonto sellino e ruota anteriore ogni volta che lascio per strada. Quindi che la situazione sia migliorata lo posso dire solo per terza persona. Così mi rassicurano gli amici, e cosi per lo meno vedono i miei occhi. Non vedo più persone che prendono a calci la bici rottame o bestemmiano per ore davanti all’ennesimo parcheggio pieno. Vedo solo persone che pedalano col sorriso, spensierate e contente. Più o meno insomma.

 

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